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IL RATTO DELLE SABINE: LE RADICI DI UNA VIOLENZA – Scambio di sapere

24 Novembre, 21:00

Questo evento fa parte di SCAMBIARE SAPERI – opificio culturale diffuso – II edizione 2026

La partecipazione è gratuita, con possibilità di offerte libere a sostegno del progetto.

 

Ragionamento pubblico sulle radici della violenza di genere, a partire dal mito del ratto delle Sabine. Un racconto antico diventa occasione per riflettere sul patriarcato, sui rapporti di potere e sulle dinamiche sociali che ancora oggi condizionano la vita delle donne e degli uomini. È anche un momento di creazione pubblica, in cui l’autrice della futura lezione recitata omonima organizza e mette in relazione pensieri, materiali e suggestioni, condividendone con il
pubblico il processo di elaborazione.

Alle origini di Roma, dopo il fratricidio, la storiografia racconta un episodio di violenza, il ratto delle sabine. Con un inganno, i giovani romani rapiscono e violentano le giovani donne del popolo sabino: segue una guerra, un patto tra i due popoli e la pace. E le donne? Anche le donne hanno un ruolo in questo evento. Il ratto delle Sabine può essere considerato un mito fondativo volto a spiegare le origini delle usanze nuziali attraverso la ritualizzazione di un’azione violenta: il rapimento prefigura
la norma dei matrimoni esogamici – ovvero unioni contratte al di fuori della sfera di parentela o del clan di appartenenza – e il matrimonio sostituisce la promiscuità sessuale, cristallizzando i modelli comportamentali di uomini e donne nella società. Tale episodio può inoltre essere letto come l’archetipo della violenza di genere, destinato a rimanere un paradigma di violenza sostanzialmente impunita. Intorno a questo episodio, è possibile raccogliere molte riflessioni sulla natura del patriarcato, sul ruolo subordinato delle donne nella famiglia e nella società, non soltanto nel mondo antico ma soprattutto oggi: un fil rouge lega le sabine a tante giovani donne sposate contro la loro volontà, a tante donne la cui voce viene spenta. E i sovranismi che sembrano conquistare il mondo alimentano modelli di società tradizionali, con ruoli femminili irrigiditi all’interno della vecchia cornice casa-famiglia.

SILVIA GIORCELLI BERSANI è professoressa ordinaria di Storia romana presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Torino, dove insegna Storia romana nei corsi di laurea triennale e magistrale ed Epigrafia latina. La sua attività scientifica si concentra principalmente sulla storia politica, sociale e culturale del mondo romano, con particolare attenzione all’età imperiale, nonché sullo studio delle iscrizioni latine come fonti fondamentali per la ricostruzione storica.
Nel corso della sua carriera accademica ha svolto numerose attività di ricerca e ha ricoperto diversi incarichi istituzionali all’interno dell’Università degli Studi di Torino. È autrice di numerosi saggi e pubblicazioni scientifiche dedicate alla storia romana, all’epigrafia latina e alla ricezione del mondo antico. La professoressa Giorcelli Bersani partecipa regolarmente a convegni, seminari e iniziative di divulgazione culturale, contribuendo alla diffusione degli studi sul mondo antico presso il pubblico specialistico e non specialistico. È inoltre coinvolta in importanti progetti di ricerca nazionali, tra cui
il progetto PRIN 2022 #EtiamEgo, del quale è principal investigator. La sua attività si inserisce in una più ampia rete di collaborazione con istituzioni accademiche e culturali italiane, tra cui l’Accademia delle Scienze di Torino, di cui è socia. Per il suo ruolo di docente, ricercatrice e divulgatrice, Silvia Giorcelli Bersani rappresenta una figura di riferimento nel campo della storia romana e dell’epigrafia latina in Italia.

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