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SUMMARY:RSA: Rimasta sei accanto - restituzione per ospiti\, famigliari e operatori
DESCRIPTION:Presso RSA Il Giglio – via Colombaro\, 4\, Albugnano \nQuesto evento fa parte di SCAMBIARE SAPERI – opificio culturale diffuso – II edizione 2026 \nLa partecipazione a questa fase del progetto è riservata a ospiti\, loro famigliari e operatori e operatrici della RSA Il Giglio.\nSeguirà in orario serale (h 21.00) un’altra restituzione aperta a tutto il pubblico presso l’Enoteca di Albugnano; le informazioni si trovano in questa pagina e nel calendario dei Prossimi Eventi \n  \nDialogo\, guidato da un’antropologa\, dedicato a ospiti\, loro famigliari e operatori e operatrici della RSA Il Giglio di Albugnano. Questa restituzione fa parte dell’azione di divulgazione antropologica sugli archetipi nel nostro immaginario\, a partire da interviste e attività realizzate dall’antropologa Anna Delfina Arcostanzo alle/gli ospiti della Rsa Il Giglio di Albugnano. \nIl dialogo ruota intorno alla figura della mamma\, alla sua immagine archetipica e sulla sua capacità di imprimersi per sempre nella memoria\, nell’immaginario e nella storia di ciascun individuo\, nasce dalla volontà di dare corpo a quanto emerso nel corso dello Scambio di Saperi condotto da Marco Gobetti il 18 novembre 2025 presso la RSA di Albugnano. \nIn quella occasione\, lo scambio è stato registrato: i saperi e le conoscenze raccontate dagli ospiti sono un materiale ricchissimo in cui sono rintracciabili riferimenti a professioni\, saperi\, ruoli sociali\, eventi politici e storici\, sistemi relazionali\, tradizioni. Tuttavia\, ad essere emerso come il tratto comune a questi racconti così diversi tra loro è qualcosa che sorprende e che non ha a che vedere con i saperi o le professioni che ne erano oggetto. In ognuno vi è la traccia indelebile di una presenza: quella della mamma. Ciascuno finisce per parlarne\, a distanza di decenni dalla sua scomparsa. Una presenza che permea la memoria\, il racconto di sé\, che nutre per sempre\, evidentemente\, e a distanza di decenni dal suo ruolo generativo primario\, l’identità e l’immaginario. \nIl progetto “RSA: Rimasta Sei Accanto” prevede\, quindi\, un ritorno alla casa di riposo di Albugnano per un lavoro di approfondimento (in questo caso\, a condurre le interviste sarà un’antropologa)\, per una raccolta di quelle storie di vita e di quelle autobiografie riconosciute\, oggi\, come uno strumento imprescindibile per le discipline antropologiche ma che\, soprattutto\, sono e rimangono il patrimonio di una comunità\, una ricchezza che chiede di essere valorizzata e condivisa. \nQuesta è la seconda di tre restituzioni dedicate e modulate sul pubblico via via incontrato: \n04/12/2026 Ore 10:30\nCastelnuovo Don Bosco\, IIS Andriano\nper studenti e studentesse dell’Istituto Andriano di Castelnuovo Don Bosco\, corso “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale” \n05/12/2026 Ore 16:30\nAlbugnano\, Residenza Il Giglio\nper i residenti in struttura con i loro familiari ed operatrici ed operatori della struttura \n05/12/2026 Ore 21.00\nAlbugnano\, Enoteca Regionale dell’Albugnano\, Via Roma 9\naperto a cittadini/e di tutte le età \n  \nIl lavoro in casa di riposo e la sua restituzione pubblica si rivelano dunque efficaci su un duplice\npiano: da una parte restituiscono all’anziano una percezione soggettivamente valorizzabile e\noggettivamente valorizzata; dall’altra\, poiché il dialogo pubblico “esce” volutamente dalla casa di\nriposo e dalla cerchia dei suoi protagonisti\, poiché incontra la comunità tutta\, ottiene un effetto non\nsecondario\, ovvero quello di sollecitare nella collettività un ri-valorizzare la figura dell’anziano e una\nmaggiore integrazione della Rsa nella vita e nello spazio cittadino.\nIl progetto “RSA: Rimasta Sei Accanto” porta fuori dalla casa di riposo le storie e le persone\nche vi trascorrono la fase delicata di una lunga esperienza di vita\, invita e interroga chi sta\nfuori sulla natura di una relazione primaria\, quella con la mamma (e non solo su quello)\,\nsfonda il muro di cinta che rende stagna la tenuta di una separazione\, quella tra l’anziano e\nil resto della società\, tanto arbitraria quanto svantaggiosa per tutti. \n  \nANNA DELFINA ARCOSTANZO\, classe 1975\, è antropologa\, autrice\, traduttrice\, formatrice e operatrice culturale\, con esperienza maturata in ambito nazionale e internazionale.\nHa conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Torino\, discutendo una tesi in Antropologia culturale. Ha svolto attività di ricerca sul campo in Burkina Faso e frequentato il dottorato in Antropologia Sociale presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.\nNel 2013 ha conseguito il Master universitario di secondo livello in Peace Building Management presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” di Roma\, in collaborazione con Europa2010 e Croce Rossa Italiana. Nello stesso anno ha ottenuto dalla Croce Rossa Italiana il titolo di Consigliere Qualificato per l’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario nei conflitti armati e nelle operazioni di risposta alle crisi. Nell’ambito del Master in Peace Building Management ha inoltre svolto attività di docenza presso la Pontificia Università “San Bonaventura”.\nCome libera professionista svolge consulenze e collaborazioni per enti pubblici\, società private\, scuole\, università\, associazioni e istituzioni culturali\, nel campo delle scienze sociali e umane applicate. Si occupa in particolare di ricerca territoriale e studi di terreno\, consultazione e animazione delle comunità locali\, sondaggi\, analisi del capitale sociale\, report di sostenibilità e processi partecipativi.\nPromuove la diffusione di un approccio riflessivo all’analisi della contemporaneità\, attraverso il concetto di “geopolitica riflessiva”\, teorizzato nel volume Noi\, gli Occidentali. Spunti per una geopolitica riflessiva\, nello specchio della Françafrique. È autrice di saggi e contributi pubblicati da editori quali DeriveApprodi\, Edizioni SEB27 e Sintesi Dialettica\, dedicati a conflitti\, frontiere\, migrazioni e geopolitica riflessiva.\nDal 2006 collabora con la casa editrice Einaudi come traduttrice di opere di storia\, antropologia\, geopolitica\, arte e scienze umane e sociali. Parallelamente lavora nel teatro come attrice\, formatrice e drammaturga\, sia in ambito sociale —\ncon scuole\, comunità e istituzioni — sia nell’ambito della produzione artistica. Si occupa inoltre di\ndivulgazione culturale e formazione\,collaborando con enti pubblici\, associazioni e istituzioni culturali\ndi rilievo nazionale.
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SUMMARY:RSA: Rimasta sei Accanto – restituzione aperta a tutte/i
DESCRIPTION:Presso Enoteca Regionale di Albugnano\, via Roma 9 \nQuesto evento fa parte di SCAMBIARE SAPERI – opificio culturale diffuso – II edizione 2026 \nLa partecipazione a questa fase del progetto è aperta a tutte/i.\nLa partecipazione è gratuita\, con possibilità di offerte libere a sostegno del progetto.\nLe informazioni sulle fasi precedenti del progetto si trovano in questa pagina e nel calendario dei Prossimi Eventi \n  \nDialogo\, guidato da un’antropologa\, dedicato a ospiti\, loro famigliari e operatori e operatrici della RSA Il Giglio di Albugnano. Questa restituzione fa parte dell’azione di divulgazione antropologica sugli archetipi nel nostro immaginario\, a partire da interviste e attività realizzate dall’antropologa Anna Delfina Arcostanzo alle/gli ospiti della Rsa Il Giglio di Albugnano. \nIl dialogo ruota intorno alla figura della mamma\, alla sua immagine archetipica e sulla sua capacità di imprimersi per sempre nella memoria\, nell’immaginario e nella storia di ciascun individuo\, nasce dalla volontà di dare corpo a quanto emerso nel corso dello Scambio di Saperi condotto da Marco Gobetti il 18 novembre 2025 presso la RSA di Albugnano. \nIn quella occasione\, lo scambio è stato registrato: i saperi e le conoscenze raccontate dagli ospiti sono un materiale ricchissimo in cui sono rintracciabili riferimenti a professioni\, saperi\, ruoli sociali\, eventi politici e storici\, sistemi relazionali\, tradizioni. Tuttavia\, ad essere emerso come il tratto comune a questi racconti così diversi tra loro è qualcosa che sorprende e che non ha a che vedere con i saperi o le professioni che ne erano oggetto. In ognuno vi è la traccia indelebile di una presenza: quella della mamma. Ciascuno finisce per parlarne\, a distanza di decenni dalla sua scomparsa. Una presenza che permea la memoria\, il racconto di sé\, che nutre per sempre\, evidentemente\, e a distanza di decenni dal suo ruolo generativo primario\, l’identità e l’immaginario. \nIl progetto “RSA: Rimasta Sei Accanto” prevede\, quindi\, un ritorno alla casa di riposo di Albugnano per un lavoro di approfondimento (in questo caso\, a condurre le interviste sarà un’antropologa)\, per una raccolta di quelle storie di vita e di quelle autobiografie riconosciute\, oggi\, come uno strumento imprescindibile per le discipline antropologiche ma che\, soprattutto\, sono e rimangono il patrimonio di una comunità\, una ricchezza che chiede di essere valorizzata e condivisa. \nQuesta è la seconda di tre restituzioni dedicate e modulate sul pubblico via via incontrato: \n04/12/2026 Ore 10:30\nCastelnuovo Don Bosco\, IIS Andriano\nper studenti e studentesse dell’Istituto Andriano di Castelnuovo Don Bosco\, corso “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale” \n05/12/2026 Ore 16:30\nAlbugnano\, Residenza Il Giglio\nper i residenti in struttura con i loro familiari ed operatrici ed operatori della struttura \n05/12/2026 Ore 21.00\nAlbugnano\, Enoteca Regionale dell’Albugnano\, Via Roma 9\naperto a cittadini/e di tutte le età \n  \nIl lavoro in casa di riposo e la sua restituzione pubblica si rivelano dunque efficaci su un duplice\npiano: da una parte restituiscono all’anziano una percezione soggettivamente valorizzabile e\noggettivamente valorizzata; dall’altra\, poiché il dialogo pubblico “esce” volutamente dalla casa di\nriposo e dalla cerchia dei suoi protagonisti\, poiché incontra la comunità tutta\, ottiene un effetto non\nsecondario\, ovvero quello di sollecitare nella collettività un ri-valorizzare la figura dell’anziano e una\nmaggiore integrazione della Rsa nella vita e nello spazio cittadino.\nIl progetto “RSA: Rimasta Sei Accanto” porta fuori dalla casa di riposo le storie e le persone\nche vi trascorrono la fase delicata di una lunga esperienza di vita\, invita e interroga chi sta\nfuori sulla natura di una relazione primaria\, quella con la mamma (e non solo su quello)\,\nsfonda il muro di cinta che rende stagna la tenuta di una separazione\, quella tra l’anziano e\nil resto della società\, tanto arbitraria quanto svantaggiosa per tutti. \n  \nANNA DELFINA ARCOSTANZO\, classe 1975\, è antropologa\, autrice\, traduttrice\, formatrice e operatrice culturale\, con esperienza maturata in ambito nazionale e internazionale.\nHa conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Torino\, discutendo una tesi in Antropologia culturale. 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SUMMARY:AEREI PRECIPITATI. Variazioni sulla memoria - Scambio di sapere
DESCRIPTION:Presso la Sala Consiliare del Comune\, Via Roma 12\, Castelnuovo Don Bosco \nQuesto evento fa parte di SCAMBIARE SAPERI – opificio culturale diffuso – II edizione 2026\n\nLa partecipazione è gratuita\, con possibilità di offerte libere a sostegno del progetto. \n  \nRagionamento pubblico sul rapporto variabile tra la memoria e l’uso delle cose\, insieme alla giornalista Daniela Peira e Daria Bonfietti\, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica; con lettura pubblica di scritti scelti sulla strage di Ustica\, coordina lo scambio Diego Coscia. \nNel 1943\, poco dopo l’armistizio dell’8 settembre\, un capitano pilota dell’esercito italiano\, di ritorno a casa a Montafia (AT)\, a causa di una avaria del carburante si trova costretto a un atterraggio di fortuna nelle valli del suo paese\, poco sotto il cimitero. Riesce a infilare l’aereo in un fossato per rallentarne la corsa\, sino a sbattere contro una pianta. L’ufficiale ne esce sano e salvo\, ma l’aereo deve essere fatto sparire\, anche per paura di rappresaglie\, e così gli abitanti del paese\, con pinze\, tenaglie e chiavi inglesi\, in due ore smontano completamente l’apparecchio. Il pilota\, considerato un fascista\, qualche giorno dopo viene catturato dai partigiani ma elude la condanna a morte grazie all’intercessione di alcuni amici; emigrerà in Argentina\, dove si guadagnerà da vivere irrorando in aereo i campi coltivati. Del velivolo precipitato a Montafia\, qualche abitante conserva ancora un pezzo in casa. \nLa sera del 27 giugno 1980 l’aereo DC-9 del volo Itavia 870\, partito dall’aereoporto di Bologna e diretto a Palermo\, si inabissa nel mar Tirreno\, tra le isole di Ponza e Ustica. Nell’incidente muoiono tutti gli 81 occupanti del mezzo. Sulla strage di Ustica sono state formulate diverse ipotesi\, secondo la più accredita delle quali l’aereo sarebbe stato abbattuto per errore da un missile\, forse lanciato da un caccia francese o NATO\, destinato a colpire un velivolo libico su cui viaggiava Mu’hammar Gheddafi. L’inchiesta giudiziaria è tuttora aperta. 27 anni dopo l’incidente\, la carcassa dell’aereo è stata recuperata e ricomposta. L’ “Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica” ha chiesto a un artista di fama internazionale\, Christian Boltanski\, di allestire a Bologna un Museo per la Memoria di Ustica dove\, accanto ai resti dell’aereo\, all’interno di 9 grandi casse nere\, sono state raccolte decine di oggetti personali appartenuti alle vittime. \nI due episodi\, di Montafia e di Ustica\, non hanno nulla in comune\, se non un aereo che precipita. Ma è proprio la diversità delle due situazioni a permettere di ragionare sulle diverse declinazioni dell’uso e della memoria delle cose. Da una parte\, una carcassa fatta a pezzi\, in modo da renderla invisibile. Dall’altra\, una carcassa preservata come una reliquia e messa al riparo per scatenare una indispensabile ricerca della verità. \nNello smembrare l’aereo di Montafia (e la sua memoria materiale)\, nel cancellare l’identità individuale dell’oggetto (per molti nemico)\, in quella “cattura” inaspettata e facilitata\, c’è qualcosa di goliardico. L’oggetto non esiste più\, se non nel ricordo di quell’episodio; la memoria materiale è diventata immateriale. Ma è una storia a lieto fine; non muore nessuno\, e quel racconto si tinge di sorrisi\, pur se innervato in un periodo tragico della storia recente italiana. L’aereo è scomparso; tutti sono salvi.\nNel caso di Ustica\, alla conservazione materiale dell’aereo si aggrappa chi non vuole e non riesce a dimenticare\, e da anni chiede il riconoscimento della verità dei fatti. A quell’oggetto è legato un evento tragico\, di dolore e di morte; un lutto non completamente elaborato\, se non altro perché non ancora mondato da una forma di giustizia. In questo stato di sospensione\, la materialità viene conservata (nello specifico\, musealizzata con una interpolazione artistica). La carica potente di emotività ancora attiva rende impossibile abbandonare\, gettare via\, fare a pezzi o ridurre a un uso privato quegli oggetti. A causa dell’assenza delle persone a cui è appartenuta\, quella materialità assume un valore universale. \nDARIA BONFIETTI\, nata a Mantova il 5 luglio 1945\, è una politica e attivista italiana. Dopo la strage di Ustica\, in cui il 27 giugno 1980 precipitò il volo Itavia IH870 e morirono 81 persone\, tra cui il fratello Alberto\, dedicò la sua vita alla ricerca della verità e della giustizia. Laureata in Scienze Politiche a Bologna\, insegnò Economia e Diritto. Nel 1988 assunse la presidenza dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica e divenne la principale portavoce delle famiglie. Da allora contrastò il silenzio\, i depistaggi e le ricostruzioni incomplete\, sostenendo le indagini\, i processi e il rapporto con le istituzioni. Per Bonfietti\, il tempo non cancella il diritto dei familiari e della collettività a conoscere la verità.\nPortò questa battaglia anche in Parlamento: fu deputata dal 1994 al 1996 e senatrice dal 1996 al 2006. In quegli anni mantenne alta l’attenzione sulla strage e sulle responsabilità ancora da chiarire.\nIl Museo per la Memoria di Ustica\, aperto a Bologna nel 2007\, rappresenta concretamente il senso del suo impegno. Al centro conserva i resti del DC9\, recuperati dopo l’incidente. Intorno al relitto\, un’installazione di Christian Boltanski ricorda le vittime con 81 lampadine\, che si accendono e si spengono lentamente come respiri\, e con specchi neri che coinvolgono i visitatori. Il museo non ricostruisce soltanto i fatti: invita a ricordare le vittime e a non smettere di chiedere la verità. \nDANIELA PEIRA è una giornalista de La Nuova Provincia specializzata nella memoria storica locale. Attraverso documenti d’archivio\, testimonianze e ricerche sul territorio\, ricostruisce vicende e biografie poco conosciute\, restituendole nel loro contesto storico e umano.\nTra i suoi lavori figurano la ricostruzione dell’atterraggio di fortuna di un aereo a Montafia (AT) nel 1943\, la vicenda di Giuseppe Masoero\, astigiano coinvolto nella Campagna di Siberia\, e il caso più recente del femminicidio di Maria Teresa Novara.\nLa sua attività unisce ricerca storica\, memoria familiare e identità territoriale\, riportando alla luce episodi e figure assenti dalle narrazioni ufficiali e restituendoli alla memoria condivisa della\ncomunità. \n  \n 
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SUMMARY:PROPRIO BACCO - Laboratorio di pittura con Arianna Abbondati
DESCRIPTION:Presso Sala Camilla Serafino\, via Roma 9 \nQuesto evento fa parte di SCAMBIARE SAPERI – opificio culturale diffuso – II edizione 2026 \nEvento gratuito su prenotazione\, con possibilità di offerte libere a sostegno del Festival. \n \nEtà partecipanti: 13+ | Numero minimo: 4 / Numero massimo: 10 \nDurata: h. 9.30-16.30 \n \n  \nUn laboratorio aperto a tutte e tutti\, con o senza esperienza pittorica\, per avvicinarsi alla pittura attraverso l’osservazione\, la pratica e la libertà di sperimentare. \nIl percorso prende avvio da uno “scambio di saperi”: Arianna Abbondati racconterà il proprio modo di lavorare\, le scelte tecniche e poetiche che guidano la sua pittura\, confrontandosi con i desideri\, le curiosità e le competenze dei partecipanti. Non si tratterà di seguire un modello rigido\, ma di costruire insieme un’esperienza maieutica\, capace di far emergere la sensibilità e lo sguardo personali di ciascuno. \nIl punto di partenza sarà il celebre Bacco di Caravaggio\, osservato nei suoi dettagli\, nella composizione\, nella luce e nel rapporto tra figura\, oggetti e spazio. Ogni partecipante potrà cimentarsi nella propria copia personale dell’opera\, utilizzandola come esercizio di osservazione e di tecnica\, oppure reinterpretarla in modo più libero e contemporaneo. Sarà inoltre possibile “interpretare” Bacco mettendosi in scena come soggetto del proprio dipinto\, trasformando l’esperienza in un gioco di autorappresentazione\, immedesimazione e invenzione. \nDurante il laboratorio ciascuno potrà scegliere tra diverse modalità di espressione e materiali\, in base alle proprie inclinazioni e curiosità: dall’acquerello al disegno\, fino alla sperimentazione del vino come materia pittorica e colore. L’obiettivo non è raggiungere una riproduzione perfetta\, ma acquisire fiducia nel fare\, imparare a guardare con attenzione e trovare un proprio modo di restituire forme\, volumi\, colori\, espressioni e atmosfere. \nLa pratica sarà accompagnata da indicazioni tecniche e da un confronto costante: si lavorerà sul chiaroscuro\, sulla costruzione delle figure\, sulla resa delle superfici e sull’equilibrio della composizione\, lasciando però spazio all’errore\, all’intuizione e alla sorpresa. Il laboratorio invita così a riscoprire la pittura come esperienza concreta e sensibile\, fatta di tempo\, attenzione e piacere della materia. \nAttraverso la figura di Bacco\, il percorso richiama la sacralità dell’arte e\, insieme\, la dimensione conviviale\, terrena e simbolica del vino: il corpo\, il desiderio\, l’abbondanza\, il travestimento\, il gioco e la trasformazione. Ogni dipinto potrà diventare una personale variazione sul tema\, un’immagine di sé o una libera interpretazione di ciò che Bacco rappresenta. A guidare il laboratorio sarà Arianna Abbondati\, pittrice che lavora prevalentemente a olio su tela. La sua ricerca comprende ritratti\, studi di nudo\, figure di musicisti\, interni domestici e soggetti ispirati alla scultura classica e all’iconografia sacra. La sua pratica si fonda sull’uso delle velature e su un controllo accurato del chiaroscuro\, attraverso cui modella i volumi e definisce la presenza dei soggetti. La sua esperienza sarà messa a disposizione dei partecipanti non come insieme di regole da applicare rigidamente\, ma come occasione per condividere strumenti\, domande e possibilità. \nPROPRIO BACCO è dunque un invito a guardare\, provare e reinterpretare: un laboratorio per chi desidera dipingere\, disegnare o semplicemente avvicinarsi all’arte con curiosità\, in un clima libero e partecipato. \n  \n  \nARIANNA ABBONDATI è una pittrice che lavora prevalentemente a olio su tela. Il corpus delle sue opere annovera ritratti\, studi di nudo\, rappresentazioni di musicisti e interni domestici\, con occasionali riferimenti alla scultura classica e a soggetti sacri. \nLa sua pratica tecnica si basa sull’uso dell’olio con velature e su un controllo accurato del chiaroscuro per modellare i volumi; presta particolare attenzione alla resa delle texture — capelli\, tessuti\, legno e superfici lucide — e alla precisione anatomica nelle figure. \nLavora su tele di formati vari\, sia in composizioni verticali sia orizzontali\, alternando tavole a cromia ridotta e opere a colorito più ampio. Tra le attività svolte figurano la produzione di opere originali in olio e la realizzazione di dipinti su commissione\, con propensione a progetti figurativi e alla partecipazione a mostre ed esposizioni tematiche. \nL’olio su tela Senti le rane\, realizzato per lo spettacolo “Le mondine fan la storia”\, è esposto presso la Camera del Lavoro di Vercelli sino a dicembre 2026\, in occasione del 120° anniversario della conquista delle otto ore da parte delle mondine e della nascita della Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) – dal 1944 Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL).
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SUMMARY:LINGUAGGI DI VEZZOLANO. Dall'accoglienza ai visitatori nuove sfide per il turismo culturale e non solo - scambio di sapere
DESCRIPTION:Presso Enoteca Regionale di Albugnano\, via Roma 9 \nQuesto evento fa parte di SCAMBIARE SAPERI – opificio culturale diffuso – II edizione 2026 \nLa partecipazione è gratuita\, con possibilità di offerte libere a sostegno del progetto. \n  \nDario Rei ragiona pubblicamente sul cambio dei formati di comunicazione e le loro conseguenze sul turismo\, la memoria e l’interpretazione dei beni culturali\, con particolare attenzione alle\nesperienze di accoglienza nella Rete Romanica di Collina intorno a Vezzolano. Lo scambio di Rei vuole anche essere un punto di partenza per riflettere sulle potenzialità dei linguaggi autentici in\nun’epoca di epistemia diffusa e crescente e per arginare e correggere l’illusoria conoscenza. \nNel dettaglio\, Dario Rei analizza il patrimonio culturale e paesaggistico di Vezzolano\, proponendo una riflessione sul ruolo della conoscenza\, dell’accoglienza e del turismo culturale. Il patrimonio non comprende soltanto monumenti e opere d’arte\, ma anche il paesaggio\, la storia\, la natura\, le tradizioni\, i dialetti e le memorie delle comunità. In questa prospettiva\, l’abbazia di Vezzolano non\npuò essere separata dal territorio circostante\, dalla conca collinare e dai segni materiali e immateriali che ne hanno costruito l’identità.\nRei sottolinea l’importanza della partecipazione collettiva: la tutela e la valorizzazione non devono essere affidate esclusivamente alle istituzioni o agli esperti\, ma devono coinvolgere una vera\n“comunità di patrimonio”\, composta da abitanti\, operatori e visitatori. Per rendere il patrimonio comprensibile è necessario elaborare linguaggi efficaci\, capaci di mediare tra competenze diverse\ne di considerare le esperienze culturali dei visitatori. In questo senso\, la comunicazione digitale e i social network offrono nuove possibilità\, ma comportano anche il rischio di diffondere informazioni superficiali o non verificate.\nVezzolano viene poi interpretata attraverso la storia\, l’immaginario e i simboli dell’architettura: gli affreschi\, le opere artistiche\, la luce e l’orientamento della chiesa testimoniano il rapporto tra fede\, cosmologia e cultura medievale. Infine\, si evidenzia la necessità di considerare l’intero paesaggio della zona\, con i suoi boschi\, vigneti\, borghi\, sentieri e patrimoni immateriali. Il turismo culturale dovrebbe quindi superare la fruizione occasionale e diventare uno strumento di consapevolezza\, responsabilità e progettazione del futuro\, evitando sia la conservazione passiva sia lo sfruttamento turistico disordinato. \nDARIO REI  è uno studioso e saggista torinese. Dopo essersi laureato in Storia moderna\, ha insegnato Sociologia e Politica sociale all’Università di Torino\, dove ha anche collaborato con il\nDipartimento di Culture\, Politica e Società. Nel corso della sua attività si è occupato soprattutto del rapporto tra società\, territorio e patrimonio culturale\, con particolare attenzione al paesaggio\, alla memoria collettiva e all’identità delle comunità locali. Una parte importante dei suoi studi è dedicata al Monferrato e\, in particolare\, all’Abbazia di Vezzolano. Rei considera questo luogo non soltanto come un monumento storico e artistico\, ma come il centro di un territorio più ampio\, fatto di paesaggi\, tradizioni\, persone e memorie. In questo senso\, la sua attività unisce la ricerca sociologica alla volontà di valorizzare e proteggere il patrimonio culturale. È inoltre socio dell’associazione Frutteto di Vezzolano\, impegnata nella conoscenza e nella tutela del territorio.\nTra le sue pubblicazioni e i suoi interventi si possono ricordare Visioni di Vezzolano\, dedicato alla storia\, all’arte e al significato culturale dell’abbazia\, e Ecco il Monferrato secondo Dario Rei\, nel\nquale presenta il Monferrato come un territorio ricco di storia\, paesaggi e identità locali. Ha inoltre partecipato a riflessioni e ricerche legate al volume Terra incognita. Storie e memorie fra Astigiano e Torinese. Attraverso questi lavori\, Dario Rei invita a osservare il territorio in modo più consapevole\, evitando di considerarlo soltanto come una meta turistica e riconoscendone invece il valore storico\, sociale e umano. \n  \n 
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LOCATION:Enoteca Regionale di Albugnano\, via Roma\, 9\, Albugnano (AT)\, 14022\, Italy
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SUMMARY:RESTITUZIONE POETICA con le/gli Ospiti delle Strutture Residenziali di Gruppo Zaffiro
DESCRIPTION:Presso Enoteca Regionale di Albugnano\, via Roma 9 \nQuesto evento fa parte di SCAMBIARE SAPERI – opificio culturale diffuso – II edizione 2026 \nLa partecipazione è gratuita\, con possibilità di offerte libere a sostegno del progetto. \nRESTITUZIONE POETICA con le/gli Ospiti delle Strutture Residenziali Castello\, Tonino Monaco\, Il Maestrale\, Santi Pietro e Paolo (Zaffiro Healthcare s.r.l.) \nPoesie scritte e recitate dalle/i residenti di Strutture Sanitarie del territorio portano al pubblico un vissuto autentico e necessario\, trasformando la loro ispirazione\, il loro sentire e il loro sapere profondo in linguaggio condiviso. Attraverso la parola poetica\, le esperienze individuali diventano occasione di ascolto\, incontro e riconoscimento reciproco\, aprendo uno spazio di dialogo tra la comunità delle residenze e il pubblico. La restituzione non è soltanto un momento finale\, ma un atto di condivisione capace di dare valore alle voci dei residenti e di restituire alla cittadinanza la ricchezza di sguardi\, sensibilità e immaginari spesso invisibili. Un’esperienza in cui la poesia si fa strumento di relazione\, cura e partecipazione\, trasformando il vissuto personale in patrimonio comune.
URL:https://lostagnodigoethe.com/evento/restituzione-poetica/
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